La scelta degli estintori aziendali dipende dal combustibile presente in ogni area e dal fatto che l’attività ricada nel Codice di prevenzione incendi o nel regime a basso rischio. Le classi di fuoco vengono definite dalla norma europea EN 2, richiamata dal Codice nella Tabella S.6-4 con gli agenti estinguenti idonei. Il punto che quasi nessuna guida affronta è però un altro: nei luoghi chiusi la normativa predilige gli estintori a base d’acqua rispetto a quelli a base polvere. Chi non è al corrente di questo dettaglio rischia di dotare i propri uffici di estintori a polvere, cioè di presidi che durante l’emergenza possono togliere visibilità alle persone nel loro percorso verso l’uscita. Altri due elementi da valutare sono poi il numero di apparecchi e la distanza che li separa dalle persone, due parametri che la norma fissa in modo diverso a seconda del livello di rischio identificato. Su questi fronti si decide se la dotazione è conforme soltanto a livello teorico oppure davvero utilizzabile per gestire i primi minuti di un eventuale incendio.
Classi di fuoco secondo la EN 2: solidi, liquidi, gas e metalli
Sai dire, senza controllare, quale lettera è stampata sugli estintori del tuo reparto e che tipo di fuoco sono in grado di spegnere? Quella lettera indica per quale combustibile è stato pensato l’apparecchio e le classi di fuoco della EN 2 sono in totale cinque:
- la classe A riguarda i solidi che formano braci,
- la B riguarda i liquidi e i solidi liquefacibili come vernici e cere,
- la classe C riguarda i gas,
- la classe D riguarda i metalli,
- la classe F riguarda gli oli e i grassi da cottura, rischio legato ad ambienti come mense e cucine aziendali.
Da questo elenco manca qualsiasi classe dedicata al rischio elettrico, quindi la sigla E che spesso si vede circolare online non esiste e la classe C si limita a indicare soltanto i gas. Sui fuochi di gas, del resto, spegnere la fiamma lasciando fuoriuscire il combustibile può portare a un’esplosione: prima è necessario chiudere la valvola di intercettazione. Una cucina e un magazzino di vernici, quindi, richiedono presidi antincendio diversi, anche quando superficie e numero di occupanti sono i medesimi.
Estintori a CO2 su quadri elettrici e apparecchiature sotto tensione
Sull’elettronica sotto tensione la scelta degli estintori aziendali non riguarda solo lo spegnimento, ma anche cosa resta sulle schede e sui contatti dopo la scarica. La norma EN 3-7 ammette sulle apparecchiature elettriche fino a 1000 V, alla distanza di un metro, gli estintori con agente privo di conducibilità elettrica. Rientrano in questa categoria la polvere e l’anidride carbonica, mentre gli estintori a base d’acqua devono prima superare la prova dielettrica prevista dalla stessa norma. Tra gli estintori a polvere e quelli a CO2, se parliamo di quadri e rack conviene utilizzare l’anidride carbonica, che non lascia residui su schede e contatti.
Nel 2024 i locali dei quadri elettrici hanno registrato 796 incendi, secondo l’Annuario Statistico del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco 2025. Vale quindi la pena dedicare un estintore idoneo a ogni locale quadri e inserirlo nei controlli periodici che il Decreto Controlli, il D.M. 1° settembre 2021, rende obbligatori. Su polvere e CO2 c’è però un limite netto: il Codice le considera pericolose sui fuochi di classe F, dove serve un estintore specifico.
Estintori a schiuma negli uffici: visibilità e pulizia durante l’uso
Un principio d’incendio in un ufficio open space, un estintore a polvere staccato dal muro e una nuvola bianca che riempie il locale in pochi secondi. È lo scenario da cui nasce una raccomandazione ben precisa, scritta con parole quasi identiche nel D.M. 3 settembre 2021 e nel Codice al paragrafo S.6.6.2. Nei luoghi di lavoro al chiuso, contro i principi d’incendio di classe A o B, entrambi indicano come opportuni gli estintori a base d’acqua. La motivazione è scritta nei decreti: la polvere riduce improvvisamente la visibilità, può compromettere l’orientamento durante l’esodo e irritare pelle e mucose.
Anche chi usa un estintore a schiuma in ufficio ha una buona visuale della via di uscita, un dettaglio che in un locale affollato, come può essere il posto di lavoro, è determinante. Resta comunque un vincolo tecnico da verificare: gli estintori a base d’acqua sono ammessi vicino all’elettronica in tensione solo se hanno superato la prova dielettrica. Negli impianti antincendio per uffici l’estintore resta il primo presidio antincendio disponibile, quello che una persona impugna nei secondi prima dell’allarme e dell’evacuazione.
Quanti estintori servono: distanze di raggiungimento e capacità estinguente
Trenta metri è la distanza massima entro cui un lavoratore deve poter raggiungere un estintore, nei luoghi di lavoro a basso rischio d’incendio. Il D.M. 3 settembre 2021 definisce così le attività non soggette ai controlli dei Vigili del fuoco, entro 100 occupanti e 1000 metri quadrati.
I tre parametri su cui si costruisce la dotazione degli estintori sono i seguenti:
- Distanza massima di raggiungimento: 30 metri nei luoghi a basso rischio, da 40 a 20 metri nel Codice al crescere del rischio.
- Capacità estinguente: la dimensione del focolare di prova che l’apparecchio spegne, da 13A per 40 metri fino a 27A per 20 metri.
- Carica nominale: 6 chili o 6 litri, valore che il Codice indica come minimo e insieme come massimo, salvo aree di processo chiuse al pubblico.
La UNI 9994-1 scandisce poi sorveglianza, controllo semestrale, revisione programmata e collaudo, e nell’edizione 2024 ha rivisto le periodicità massime per tipo di estintore. Noi di Firetecno ci occupiamo della manutenzione degli estintori da oltre quarant’anni, anche sui presidi che non abbiamo installato noi.
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